Le cose che ho perso


me and tommyA volte mi fermo e mi chiedo se io stia facendo la cosa giusta.
Vivere lontano da casa, lontano dagli amici con i quali sono cresciuto, in questa città dove tutti alla fine vanno e vengono, dove tutto e’ vissuto al presente.

L’ Australia, negli ultimi anni, e’ diventata l’emblema della libertà, della voglia di evadere e della voglia di cambiamento.
E’ fondamentalmente una terra dove ci si sente liberi, dove si e’ baciati dal sole, dove le cose funzionano e dove le opportunità di realizzare i propri sogni sono certamente abbondanti; conseguenza di questo, una marea di persone sono arrivate da oltreoceano per attingere da questo prezioso pozzo dei desideri, io incluso.

Ma quali sono i limiti che questa terra impone? Quali sono i lati negativi di questo posto fantastico, così ammirato e meravigliosamente dipinto da tutti?!

Prima di iniziare a sparare a zero su questo bel paese, vorrei spezzare una lancia a suo favore, dicendo che l’Australia e’ un po’ come una bellissima isola deserta in mezzo all’oceano: una volta che ci sei sopra, ti senti al sicuro ed hai a disposizione tutto quello che vuoi, ma poi, quando la necessita’ di andare da qualche altra parte si fa sentire, ci si rende conto che si e’ veramente lontani da tutto e da tutti.

Questo e’ un “problema” non da poco, se si considera che negli ultimi 4 anni ho perso la bellezza di 6 matrimoni, 3 addii al celibato, 4 battesimi e la morte di mio padre.
L’handicap di non poter tornare per un paio di giorni in Europa o di non poter prendere un aereo e volare in un’altra nazione per il weekend, e’ veramente ingente, e si fa sentire soprattutto col passare del tempo; i famigliari lasciati in Europa, invecchiano sempre di più e necessitano sempre di più assistenza, cosa che ovviamente non sono in grado di offrire in questo momento, vivendo dall’altra parte del mondo.

In un certo senso, ci si sente un po’ drifted away, a bordo di questa imponente e sicura “nave” (fatta principalmente da pezzi provenienti dalla Cina)……e si tende a dimenticare tutto quello che succede nel resto del mondo.
Sara’ la lontananza, forse.

Oltre all’ostacolo geografico, recentemente e’ arrivato anche qualche problemuccio anche a livello economico all’interno dell’Australia stessa.
Si lo so, non sto certo a lamentarmi ora sul fatto che hanno chiuso 2 delle numerosissime piccole aziende australiane che fino a l’atro giorno stavano in piedi anche con pochi introiti, ma sicuramente un po’ di recessione si sta sentendo anche qui.
Tutto e’ diventato più costoso e ci sono stati numerosi tagli sulle spese dettati dal nuovo piano economico del governo.

Si, lo so, non siamo ancora a livello della nostra povera italia, dove invece sono venuto a conoscenza di un paio d’iniziative del governo che hanno quasi dell’incredibile.
Una e’ la famosa TASSA sui risparmi; non sono sicuro al 100% di cosa si tratti ma se non erro, se hai un conto in banca con più di 5000 euro, devi pagare il pizzo allo stato di 36 euro (correggetemi se sbaglio).
Un’altra fantastica iniziativa e’ la legge che non fa pagare le tasse per i primi 3 anni, ai cinesi che vengono in italia ad aprire attività; un gran tocco di classe direi, da parte dei nostri governanti, per dare il colpo di grazia agli artigiani e piccoli imprenditori, che alla fine hanno eretto l’economia del nostro paese. Senza parole proprio.

Senza parlare poi a riguardo dell’ennesimo scempio morale, nel quale Schettino, e’ stato chiamato dall’università Sapienza di Roma per tenere una lezione di stress-management.
M A V A F F A N C U L O V A
Non bastava Berlusconi a farci fare una figuraccia in giro per il mondo….adesso ci mettono pure Schettino!

In questo senso, emigrare in un altro paese, anche se così remoto come questo, ti fa sentire abbastanza al sicuro….la sindrome dell’ isola deserta, di cui parlavo prima. Ti senti libero di dissociarti, se vuoi, da questo tipo di cultura che si, ti appartiene, ma che alla quale per il momento non fai più parte.

Alla fine, c’e’ sempre un prezzo da pagare quando si vuole andare avanti e migliorare la propria vita.
A volte vuol dire mandar giù qualche rospo pesante ed a volte significa dover veramente andare lontano e non voltarsi indietro finche’ non ci si sente di dire:”Ok, magari ora e’ meglio che mi fermo un attimo per vedere dove sono tutti gli altri”.
Sono 2 anni che manco dall’Italia e sinceramente la lontananza si sta facendo sentire.
Mi manca soprattutto il mio Topaccio (vedi foto sopra)…che sicuramente mi starà aspettando a zampe aperte.

Le cose che ho perso, alla fine sono le persone…..le amicizie…..i momenti topici di una vita che prima era forse interpretata come in condivisione con le persone con le quali si e’ cresciuti.
Ora tutto questo non ha più forma.
Il cambiamento e’ continuo, costante ed a tratti violento.

La stabilita’ ora e’ determinata dalla mia capacita’ di adattarmi al cambiamento, più o meno velocemente.
Non esiste più il lavoro a tempo indeterminato od il baretto del paese od il rituale del giornale a letto la domenica mattina.

Ora la mia stabilita’, il mio mantra e’ il più totale e completo assorbimento del concetto di infinito cambiamento.
Oggi qui, domani li, dopodomani chissà.

Sara’ una specie di crisi di mezz’età, ma credo che in questo modo si rischi meno di essere soggetti agli eventi che ci circondano, in costante mutamento.
Questi ultimi infatti, invece che destabilizzarci, ci modellano, ci aiutano a cambiare direzione e ci danno una spinta verso quello che veramente e’ il nostro “destino”.

The only way to have balance in your life, is to embrace the chaos and flow with the change. Only then you’ll never loose it.

Embrace the change.

but always enjoy

Tappa 4: Noosa, Fraser Island e le Whitsunday Islands


Senza più vergogna alcuna per l’incredibile ritardo, mi accingo a scrivere questo ultimo breve capitolo della mia avventura dell’estate scorsa.

Si, l’estate scorsa.
C’ho messo sei mesi a scriverla, già. Ma dopo tutto il blog è mio e decido io quando scrivere.

Non siamo in una democrazia. 🙂

Ma bando alle ciance, eravamo rimasti se non erro sull’aereo, da Perth a Brisbane, overnight, della durata di circa 5 ore.

È sempre triste quando ci si accorge che mancano pochi giorni alla fine della vacanza; la sensazione che la pacchia stia per finire è veramente brutta, ma nonostante ciò, questo nuovo mood, ci permette comunque di solito d’ apprezzare ancora di più gli ultimi istanti di una vacanza EPICA, come lo è stato per me questa!

Il nostro piano d’azione per l’ultima parte della costa est, fu quindi prettamente mirato all’esplorazione di una piccola parte a nord di Brisbane, chiamata Noosa Heads e la famosa isola di Fraser, patrimonio mondiale dell’ Unesco e detentrice del record di isola di sabbia più grande al mondo.
Mica un granello o due….UN’ISOLA DI 170 per 50 KM di sola sabbia !! Fantastica!

Premeditato comunque già il tutto, per via di numerosi feedback positivi a riguardo, ci dirigemmo dunque verso Noosa Heads, che purtroppo durante il periodo delle school holidays (Dicembre-Gennaio), si riempie di Sidneysiders, in cerca di un diversivo dalle sovrappopolate spiagge degli eastern suburbs (Bondi, Tamarama, Bronte, Coogee e Maroubra), che sono invece ricolme di turisti e backpackers.
Insomma pieno qui o pieno li, la spiaggia principale di Noosa sembrava veramente Riccione.
Un po’ uno schifo, a mio parere in quanto non dava veramente giustizia alla bellezza naturale del posto, circondato da parchi e da lagune stupende.
Si sa che il macello alla fine rovina un po’ quello che è il posto in se.
Lascio giudicare a voi dalle poche foto che ho fatto (appunto per via dello scarso materiale da fotografare).

La cittadina ha in se l’appellativo “heads” perchè appunto formata da queste protuberanze sabbiose e rocciose (visibili nelle foto) che si estendono nell’oceano; le insenature e giochi di colori sono incredibili, creando poi nell’entroterra una specie di porto naturale.

Ovviamente questa località è diventata preda di tutti i ricconi che hanno prontamente costruito le loro ville e piazzato i loro yacht e barche a vela nella baia, trasformando alla fine, questa piccola località marittima in un esclusivo retreat per famiglie benestanti.
La sera si può infatti notare come questa tendenza abbia trasformato la cittadina in una specie di Saint Tropez, dove la gente si ritrova sulla strada principale (Hastings Street) a far avanti ed indietro tutta sera senza un perché, tra cafe’, gelatai e ristoranti decisamente sopravvalutati per i loro servizi.
De gustibus.

Dopo la nostra breve ed alquanto deludente sosta a Noosa, ci siamo diretti ancora un po’ più  a nord, verso la ridente cittadina di Rainbow Beach.
A primo avviso il paesino non presentava nessuna caratteristica particolare.
Tre vie messe in croce, un supermercato, un ostello ed IL BARETTO.
Nonostante l’aria pacifica e desolata che permeava nella cittadina, ci siamo subito accorti però dell’attitudine molto cordiale degli abitanti del posto e di due o tre attrazioni un po’ nascoste che sicuramente avrebbero potuto alzare il livello del soggiorno in questione.
Su tutti, il famoso Carlo Sandblow, un incredibile duna di sabbia soffiata dal vento sopra un’immensa collina a ridosso della spiaggia. Perfezione e maestosità incredibili.

Oltre a questo spettacolo naturale, la famosa spiaggia di Rainbow Beach, lascia veramente senza fiato per la sua lunghezza e conformazione. È infatti possibile percorrerla coi propri mezzi, se si vuole, ed è uno spettacolo fino al suo punto più estremo, dove inizia un parco naturale, a quanto pare anch’esso d’immensa bellezza.
Purtroppo per noi, la macchina che ho noleggiato non c’ha permesso di scendere in spiaggia e percorrere tutto il tragitto, ma non c’è nulla che non si possa rifare in futuro (magari in moto)! 😉

Altro lato positivo del soggiorno, ed anche parte del bello di quasi tutti i residences qui in Australia, è stata la presenza della piscina privata  ED IL BARBEQUE.
Da bravi locali quindi, non ci siamo fatti mancare il consueto “barbie” per concludere in bellezza la serata in questo incredibile posto.
Cosa c’è di meglio di una bella bottiglia di vino e un po’ di canguro alla griglia?!?!

Il giorno successivo era il giorno dedicato a Fraser Island; questo tour è stato l’unico pacchetto già organizzato che mi sono sentito di acquistare, per via della pericolosità delle strade (o delle NON STRADE) che, a quanto avevo letto, dettano legge sull’isola.
Insomma, il suolo è tutto di sabbia, quindi ci vuole un mezzo “prepotente” per poter affrontare gli scoscesi tracciati che attraversano l’isola e per non rimanere insabbiati in qualche duna nella giungla, in balia di ragni e serpenti e compagnia bella.

I pullman, semi anfibi, con sospensioni militari, sono dei seri mezzi d’attacco per queste superfici così aspre.  Senza problemi infatti, i fantastici drivers percorrevano la 70 miles beach a quasi 100km/h, con chiaro panico dei passeggeri che ovviamente non s’aspettano di derapare con un semi articolato.
Col senno di poi, sono felice d’aver lasciato a qualcun’altro il compito di guidare questi “fantastici” 90km di buche e sabbia ed aver avuto anche la possibilità di conoscere il gruppo di persone con le quali siamo andati, che s’è rivelato un bel manipolo di gente, tutti molto simpatici e cordiali.
Abbiamo (…hanno…) pure bucato e cambiato una gomma nel mezzo della giungla! What an adventure!
Grazie ad un po’ di fortuna, siamo riusciti a vedere anche uno dei 125 Dingo di razza pura che sono rimasti in Australia.
Gli altri sparsi per l’Australia a quanto pare sono tutti mischiati con altri canidi, ma l’unesco s’è preoccupata di lasciare questi animali nel loro habitat e di preservarne l’heritage, letteralmente isolandoli qui a Fraser Island.

Highlights sono stati sicuramente la 70 miles beach, il lago Mckanzie e la Macheno Shipwreak; alcuni hanno deciso di prendere l’aereo e di volare sopra l’isola, che a quanto pare è un esperienza molto bella, per gli occhi, ma non molto per il portafoglio.
Ovviamente noi optando per il tour di un giorno, non abbiamo potuto usufruire di tutte le magnifiche attrazioni che l’isola ha da offrire; la costa ovest, per esempio, dicono che sia molto più bella a livello di balneazione ed ancora più particolare con la vegetazione. Da rifare sicuramente con più calma.

Il nostro tempo però a Fraser Island ed a Rainbow beach era arrivato al termine; avendo un giorno in più da passare teoreticamente a Noosa sulla strada del ritorno, decidemmo invece di spendere il tempo extra a Brisbane e di vedere un po’ com’era la vita nella popolare capitale del Queensland.
La città è spesse volte preceduta da opinioni discordanti e da aggettivi che qualificano la località non proprio tra le più gettonate dell’ Australia.
L’appellativo che di solito gli si associa è di “boring”, ma allo stesso modo m’era stata presentata anche Camberra, dove al contrario mi sono divertito molto (nei 4 giorni che sono stato li).

Visto il nostro breve soggiorno, decisi di prenotare proprio in centro, nel cuore del CBD, a pochi passi dal ponte ed a ridosso del fiume che attraversa la città.

L’esperienza del soggiorno e del breve tour del centro è stata decisamente positiva, vi dirò, ma al di fuori del centro, la qualità dell’urbanizzazione cola proprio a picco, con sobborghi poco curati e qualità abbastanza bassa delle infrastrutture.
Un po’ troppo “suburbano” per i miei gusti, ma dopo tutto, io vivo negli Eastern Suburbs (posh mofo, that i am..) e v’ho detto tutto.

In ogni caso, m’ha dato l’idea di una cittadina molto tranquilla ed sicuramente non orientata alla vita notturna.

Dal bellissimo appartamento al 34 piano di Brisbane, ci siamo diretti dunque all’aeroporto con direzione finale Hamilton Island, l’isola principale delle Whitsunday Islands, a circa 1000km nord di Brisbane.

Queste isole sono famose per diverse località pittoresche, che sono state ritratte da diversi fotografi e viaggiatori mondiali e rese note in tutto il mondo.

Tra le più note, c’è sicuramente l’ Heart Reef, il famoso reef a forma di cuore, e White Heaven Beach, una tra le 10 spiagge più belle al mondo.

Descrivere a parole la bellezza paradisiaca di questi posti è abbastanza difficile; io sinceramente sono rimasto a bocca aperta.

La barriera corallina su tutti, è penso lo spettacolo naturale più incredibile che io abbia mai visto; solo il pensare che si estende per più di 2000km e che ospiti un intero ecosistema sommerso, mi fa veramente venire la pelle d’oca.

Il soggiorno su Hamilton Island è stato a dir poco delizioso, con un appartamentino vista oceano al 13 piano. L’intera isola è piena di golf carts e non ci sono altri mezzi a motore che girano sull’isola al di fuori degli shuttles gratuiti che passano di continuo e portano in giro per l’isola i turisti più curiosi.
Oltre a questo, l’isola è popolata da simpatici Cockatoo, che come potete vedere qui sotto non perdono tempo a fare amicizia con i visitatori.

L’highlight finale è stato sicuramente il giro in elicottero sopra la barriera corallina e la giornata passata a fare snorkeling a Reef World, una piattaforma fissa adibita appunto all’esplorazione dei fondali, raggiungibile solo in elicottero o con 3 ore e mezza di barca.

Vi lascio gustare le foto perché non credo che a parole io possa descrivere con giustizia la bellezza di queste acque e fondali.
E pensare che era comunque un posto “turistico” ! Non oso nemmeno immaginare cosa ci sia da vedere veramente la sotto, con l’ausilio di una barca privata ed una guida esperta!

Concludendo, direi che questo mio viaggio di 20 giorni alla scoperta dei gioielli dell’Australia non poteva avere epilogo migliore.

Abbiamo veramente visto tantissimi posti e ne le parole ne le immagini possono rendere giustizia a quello che con il cuore e con la mente si è provato nel visitare tali meraviglie.

Io, ho già in mente un piano d’azione per ripetere questo viaggio in maniera diversa, ma consiglio a tutti di provare a venire a vedere di cosa si tratta.

THERE’S NOTHING LIKE AUSTRALIA !!!

Buon Weekend a Tutti !!

e come sempre, enjoy.

Tappa 3: Perth ed il Western Australia


PerthCon un “leggero” ritardo, eccovi il terzo post della serie.
Il racconto è un po’ lungo, perché copre praticamente gran parte del nostro viaggio, quindi brace yourself e mettetevi comodi, si parte per il SOUTH-WEST AUSTRALIA !!

Prima però devo scusarmi. C’ho messo veramente una vita a scrivere questo post.
Facciamo così, se tutti voi donate 100 euro, mollo i miei due lavori e scrivo tutti i giorni, così non vi faccio più penare, ok!??!
…intanto, mentre aspetto di ricevere le vostre donazioni…

…eravamo rimasti sull’aereo, se non sbaglio.

Dopo il fantastico viaggio sulla Great Ocean Road e la breve visita ad Adelaide, la tappa successiva sul programma era la città più popolosa del Western Australia.
L’eccitazione nel vedere finalmente Perth era altissima, visto e considerato che ne avevo sempre sentito parlare parecchio bene da tutti per quanto riguarda il lifestyle ed il lavoro.
Le sue peculiarità sono però altre: è la capitale nazionale del mining, è la città che ha il parco più grande al mondo (King’s Park), è la metropoli detentrice del primato di città più isolata al mondo (la più vicina è Adelaide a 2200km di distanza), ed è in assoluto il più rigoglioso centro economico della costa ovest di questo immenso continente.

Con una popolazione di quasi 2 milioni d’abitanti (…), Perth si presenta, a mio avviso, come una delle città più dinamiche al mondo. Nonostante sia una vera è propria metropoli, le sue spiagge sono incantevoli ed i suoi parchi sono incredibilmente curati; esplorando un po’ il centro e dintorni, ci si rende conto subito che questo lato dell’Australia non ha assolutamente nulla da invidiare alla costa est, nonostante quest’ultima sia la più popolosa.

I rumors che poi Perth sia in completo BOOM ECONOMICO, non sono certo infondati, visto che per quello che mi riguarda ho praticamente visto una città in totale rifacimento.
housesperth
La zona della stazione era tutta in costruzione, così come la zona pedonale nel centro e la “marina”, che si affaccia sull’enorme bacino dello Swan river.


Per quello che riguarda la “bellezza” della città, posso sicuramente dirvi che non ho avuto una bella esperienza per via di tutti questi cantieri ed edifici in via di sviluppo, ma quello che è certamente saltato all’occhio è l’altissima cura per la natura, lo stile e raffinatezza che solo una città giovane ed in espansione come questa può dare.

Il nostro soggiorno in questa città è stato a dir poco fantastico, anche grazie alle piacevoli giornate in compagnia di Emanuele, un amico che s’è appena trasferito dalle ridenti campagne Umbre alle ricche colline di Perth.

Dopo la prima  breve sosta in città, ci siamo subito diretti verso nord, in esplorazione di paesaggi più tipici del Western Australia.
Basta infatti fare un centinaio di chilometri a nord di Perth e ci si ritrova immersi  nel nulla più assoluto, circondati solamente da deserti da una parte e spiagge immacolate dall’altra.

Questa zona del Western Australia infatti era migliaia di anni fa ricoperta dall’oceano; con il passare del tempo l’acqua s’è ritirata lasciando alle sue spalle solamente sabbia e fossili.

Il deserto dei Pinnacoli è la prima attrazione di rilievo che si incontra, dirigendosi verso il desolato nord.
Lo spettacolo che si presenta di fronte agli occhi dei suoi visitatori è decisamente unico: una distesa immensa di rocce impiantate nel suolo, qualche arbusto e nient’altro nell’arco di chilometri.

L’ingresso al parco è intorno ai $10 dollari per un intera auto e vale sicuramente la pena sia per chi si vuole avventurare a piedi, sia per chi vuole rimanere nel confort della propria auto (il tracciato è totalmente agibile per qualsiasi auto). Una cosa da fare sicuramente è andare a vederli verso il tramonto, quando la luce cambia rapidamente e si vengono a creare giochi di colori ed ombre incredibili.

Il suolo arido e giallastro è costellato da queste “stalagmiti”, di diverse dimensioni e di consistenza porosa, che spuntano dal terreno in modo sparso e confuso quasi.
Ad ogni pinnacolo poi è associato un piccolo arbusto, che parte  di solito dalla base di ognuno di questi. L’effetto ottico che il deserto crea, lascia proprio a bocca aperta. Sembra quasi un cimitero alieno, dove i pinnacoli prendono le sembianze di tante lapidi.

Senza contare che, durante il tragitto in mezzo al deserto, abbiamo anche avuto la fortuna d’incontrare una mamma Emu, con tanto di figlioletti a seguito.

È stato incredibile scambiare sguardi con questo strano animale; l’emu è uno degli animali simbolo dell’Australia, essendo presente anche sul Coat Of Army, emblema di questo paese.
Particolarità di questo bestia? Le femmine sono più aggressive dei maschi e quest’ultimi si prendono cura di crescere i figli appena nati, mentre le femmine si fanno gli affari propri.
Adesso ho capito da dove hanno preso gli australiani !! 😉
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Per concludere, il deserto dei pinnacoli è certamente uno di quei posti dove la natura ammutolisce per la sua maestosità e dove ci si ritrova a scattare una moltitudine di foto tutte uguali, che poi si cercherà di giustificare al povero malcapitato al quale le farete vedere la prima volta, di ritorno dal vostro viaggio ( in questo caso VOI).

Dopo esserci soffermati per la notte nella felice e tranquilla cittadina di Cervantes, ed aver finalmente avuto il nostro primo incontro ravvicinato con due canguri giganti, abbiamo deciso di dirigerci a sud verso Perth, invece che continuare la nostra ascesa verso la famosa Shark Bay.
I tempi alquanto stretti e le distanze così elevate non permettono infatti al turista, con una durata di viaggio limitata, di visitare proprio tutto. Bisogna fare delle scelte e noi abbiamo fondamentalmente scelto di vedere anche la Barriera Corallina (la prossima puntata…), invece che spingersi verso Exmouth e Broom, quest’ ultima distante da Cervantes più di  2000 km.

Abbiamo optato  quindi per il rientro su Perth percorrendo tutta la Sunset Coast che, oltre a comprendere una famosa Tourist Drive, si distingue per essere una delle zone più lussuose ed incredibili che io abbia mai visto.
La “costa del tramonto” parte in sordina, più o meno da  Two Rocks ed arriva fino a Freemantle, una pimpante e stilosa cittadina a pochi chilometri a sud di Perth,passando da Jindalee, Mullaroo, Hillarys, Sorrento, Trigg e la popolare Scarborough.
Il lungomare è una sfilata  di mega ville, che sembrano venute fuori da una rivista di ricchi e famosi, con accesso diretto al mare praticamente privato.

In Australia, non si può parcheggiare “dove si vuole”, come invece è un po’ usanza da noi in Italia, quindi bisogna sempre cercare un’area di sosta adibita od un parcheggio a pagamento.
Lungo questa parte di costa, molte volte non ci sono parcheggi pubblici  a ridosso della spiaggia, lasciando praticamente senza scelta i poveri malcapitati di passaggio e regalando accesso alla spiaggia ai soli abitanti di questi immensi quartieri di villazze da panico, che invece devono solo uscire dalla porta di casa ed attraversare la strada per farsi un sano bagnetto in queste acque cristalline.
…Come rendere “il suolo pubblico”, privato senza disturbare…

Il primo tratto di spiaggia usabile dal pubblico, partendo dall’inizio della Tourist Drive 204, è Mullaroo, dove finalmente ci si può fermare e godere un po’ delle fantastiche spiagge bianche del WA.
La nostra discesa verso Perth c’ha visto pernottare in una delle cittadine di riferimento, sede del recentissimo campionato di Lifesaving Aussies 2014: Scarborough.

Il paesino si presenta come una tranquilla ma alquanto gettonata località di mare per gli abitanti di della città; sembra quasi che infatti i residenti della zona urbana di Perth convergano tutti qui, nella ricerca di un po’ di refrigerio, durante le calde giornate d’estate.
Tutto è decisamente su misura ed in classico stile “aussie”, a parte il Rendezvous Hotel di 20 piani che è stato costruito proprio in fronte alla spiaggia; un po’ un “pugno nell’occhio” se vogliamo (anche questo direi un classico stile da bar aussie 😉 ).

Un altro paesino di mare degno di nota, è Cottesloe; leggermente più contenuto nelle dimensioni ma sicuramente meno commerciale di Scarborough, soprattutto per godersi qualche bel tramonto, seduti sui comodi prati a ridosso della spiaggia, sorseggiando un bel bicchiere di vino e gustandosi un picnic.

Spostandosi invece verso sud, non si può certo non citare Fremantle.
Famosa per essere un po’ la parte hipster (od “alla moda”, come diciamo noi altri) di Perth, vanta infatti la famosa Cappuccino road, una strada ricolma di cafes e ristoranti di ottimo livello, alcuni edifici storici come la Round House, una delle prigioni degli antichi insediamenti bretoni, e la zona portuaria, con questi enormi hangars, dove sorgono ora la Little Creature Brewery (famosa birra locale) ed altri localini sfiziosi.

Le temperature in questa cittadina raggiungono i 40-42 gradi d’estate, che vengono grazie a dio contrastati nel pomeriggio dal un vento, chiamato dai locali “the Doctor” che,  provenendo dal fresco oceano rinfresca i poveri abitanti di Fremantle, stremati da troppi cappuccini e troppo shopping estivo.
Sta di fatto comunque che questo vento è un toccasana per gli abitanti della costa ovest, che si ritrovano puntualmente a far i conti con queste incredibili temperature, capaci di tramutare un’intera città in un’enorme forno.
In quel di Sydney è capitato un paio di volte di avere 40 gradi, portati gentilmente dal vento del deserto, e vi assicuro che l’unica salvezza è  stare vicino al mare, per trovare un po di refrigerio.

Quest’anno l’Australia ha avuto 2 forti ondate di caldo; una a Melbourne ed Adelaide, proprio durante gli Australian Opens di tennis, ed una qui a Perth, durante le quali le temperature sono arrivate intorno ai 45 gradi, causando incendi ed ogni altro disastro che un clima del genere può causare.

Per quanto ci riguarda, siamo stati fortunati, perché siamo partiti da Melbourne il giorno prima dell’arrivo della Heat Wave, e siamo arrivati a Perth, il giorno successivo ai 3 gironi di forno a cielo aperto che la città ha ricevuto.

La nostra avventura stava comunque proseguendo ottimamente, con direzione  verso la rinomata Margaret River, un paesino a circa 250 chilometri a sud di Perth, famoso per i suoi vini. Lungo la strada ci siamo fermati in una ridente cittadina famosa invece per le sue riserve naturali: Rockingham.

La città è conosciuta per la sua Isola Giardino, dove si possono apprezzare numerose razze di uccelli e dove è possibile passare la giornata con la famiglia o gli amici, in una delle sue fantastiche calette. L’isola è raggiungibile via auto tramite un ponte artificiale oppure attraverso imbarcazioni, anche private. La marina militare protegge questa bellissima isola, che è stata disinfestata da tutti gli animali non originari del luogo, per conservarne l’ecosistema.
La penisola che si congiunge con Garden Island, si chiama Point Peron ed è un paradiso per i sommozzatori e per gli amanti dello snorkeling.
Tutta questa zona infatti era una volta un promontorio, ma con il passare delle ere glaciali ed il susseguirsi degli eventi tettonici, l’intera area fu ricoperta dalle acque, creando un mondo sommerso non indifferente.
Vale la pena inoltrarsi tra questi sentieri e lanciarsi nelle cristalline acque circostanti. Quello che si può trovare sommerso è veramente emozionante.

Un’altra isola nelle vicinanze è Penguin Island. Questa è ancora più vicina alla costa e la si può raggiungere praticamente A PIEDI; l’acqua è talmente bassa che si può effettuare la traversata di 10-15 minuti, letteralmente a piedi con l’acqua ad altezza vita.

Ovviamente I cartelli di pericolo ed il fatto che ci sia un business atto al mero trasporto da costa a costa, scoraggiano altamente l’attraversata a piedi per via di “forti correnti”, improvvisi avvallamenti, attacchi di squalo, presenza di nudisti, e pericolose parrucchiere armate di fon, in riva all’oceano.

Insomma, non c’è che dire che l’Australia faccia un sacco di soldi, oltre che grazie al turismo, anche sullo spauracchio delle proprie “attrazioni mortali”, che nonostante siano senza dubbio pericolose e da non sottovalutare, non sono propriamente SEMPRE MORTALI.
La maggior parte della gente al mondo infatti, grazie a fantomatici racconti romanzati, scritti da curiosi individui, crede che in Australia ci siano canguri per la strada, koala ad ogni semaforo, serpenti mangia uomini nei boschi, ragni assassini praticamente ovunque (particolarmente assetati di ignari turisti) e great white sharks affamati  a caccia di esseri umani, anche dove l’acqua è 50 cm di profondità.
Ma parleremo di questi miti e leggende metropolitane in un altro contesto.

Sta di fatto che ho fatto l’attraversata a piedi senza problemi e con molto piacere vi dirò, guardando soddisfatto le facce tristi di chi ha dovuto invece attendere (e pagare) il battello e stringersi ad una cinquantina di turisti sudati per andare a vedere l’isola.
Ovviamente ho chiesto il permesso al Lifeguard che era di pattuglia, prima di attraversare, e consiglio tutti di chiedere sempre quali sono le condizioni dell’oceano prima di entrare ed avventurarsi in qualcosa sul quale non avete esperienza a riguardo.

L’isola dei pinguini è praticamente una riserva naturale di tutto rispetto; centinaia di razze d’uccello diverse e pinguini che ovviamente sono rintanati da qualche parte anche se il nome dell’isola fa immaginare il contrario. Gli unici visibili sono quei 4 che tengono in una vasca, per lo “show”, che in pratica consiste in 15 minuti nel quale gli danno da mangiare (pagando anche questo). L’isola vale la pena vederla, ma non sono sicuro a riguardo allo show (PS: entrate comunque a vedere i pinguini. Non vi dicono nulla).

Spingendosi invece più a sud, famosa come dicevo prima per i suoi vigneti e per l’ottimo cibo, v’è Margaret River, una ridente cittadina di surfisti (non si direbbe) nel mezzo di campi e proprietà agricole.
Forse è la città “non proprio sul mare” che ha sfornato la quantità di surfisti professionisti più alta al mondo, e percorrendo i 600 metri di strada che la compongono, viene naturale chiedersi anche DOVE SIANO tutti questi surfisti e soprattutto il mare!
Il paesino sembra più che altro una località montana, dotata sinceramente di una delle più buone bakeries che abbia mai provato all’estero.
Oh my god! Che panini e che Brioches !!
Il pernottamento è stato fatto in quest’hotel tutto in stile marittimo e costruito praticamente sugli alberi (info a riguardo a richiesta se volete); per rendere l’esperienza completa invece siamo andati a mangiare in una delle tenute vinicole più famose, dove c’è stato servito un pranzo a 5 stelle ad un prezzo decisamente proporzionale.

Per il resto, il paesino è molto tranquillo; i veri gioielli però non sono le vinerie che la circondano, ma bensì le spiagge che la costeggiano.
Tra le più famose c’è sicuramente Redgate beach, Gnarabup, Yallingup e Cape Naturaliste, con la sua incredibile Meelup beach.

Sarebbe difficile descrivere questi posti a parole, per cui vi lascio volentieri con alcune immagini.

Concludendo, la nostra visita a Perth e dintorni è stata senza dubbio fantastica, soprattutto per me che ho sempre vissuto dall’altro lato dell’Australia, fantasticando su come potesse essere la vita nella costa ovest.

Ovviamente ora l’aspettativa per la Sunshine Coast e la Great Barrier Reef si erano fatte decisamente alte, ma al tempo stesso sapevo che ancora una volta l’Australia c’avrebbe stupito e c’avrebbe sorpreso con spettacoli che non ci saremmo nemmeno potuti immaginare.

Alla prossima (e credo ultima) puntata, quindi!
Grazie per aver letto fin qui senza essere svenuti o senza aver gettato il portatile dalla finesta.
Prolisso, ma a fin di bene!

enjoy